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Agricoltura sostenibile: rinascita dei terreni abbandonati

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LO ZIBIBBO DI CALABRIA

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La sua presenza è diffusa ed antica nelle viticolture del Mediterraneo, l'origine del nome è arabo "zibibh" che significa "uva passa" ed altri non è che il Moscato d'Alessandria d'Egitto.

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Su un testo del 1596, "De naturali vinorum historia et de vinis italiae",Bacci, parlando dell'uva passa cita lo zibibbo e lo fa risalire ad un vitigno che Plinio I nel primo secolo dopo Cristo chiama Seybelitides. Da sempre un uva che identifica un frutto piuttosto che un vino. Infatti il suo utilizzo sin dall'origine del suo commercio ad opera di fenici e greci per tutto il Mediterraneo quasi certamente è come vino dolce.

Ai tempi questo vino era un prodotto di lusso destinato a dignitari di corte e a regnanti e rappresentava un prodotto di lusso. Solo i vini ottenuti da mosti con elevata concentrazione di zuccheri erano erano degni di quel nome e potevano, in virtù della loro conservabilità, assolvere ad una funzione mercantile.

Nella Costa Viola questa viticoltura assume la connotazione di “eroica”. Vigneti a strapiombo sul mare composti da antichi terrazzamenti tenuti da muri a secco definititi armacie o armacere. (dal 2018 Patrimonio immateriale Unesco). Lungo i 20 km di costa se ne stimano all'incirca 4.000 km, costituendo una trama, di rara bellezza, che si articola con dislivelli di altitudine fino ai 500 slm (come ad esempio il pianoro di Granaro).

“VITIS ZIBIBBO DULCIS ET GENEROSA EST”

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